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La poliposi nasale può essere definita una malattia cronica della mucosa nasale di cui si ignorano ancora le cause; frequentemente si associa a malattie allergiche, ad intolleranze ad alcuni farmaci (acido acetilsalicilico, pennicillina e derivati) e a disordini immunitari. |
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Secondo le ultime acquisizioni nella patogenesi (come si forma la malattia) della poliposi nasale giocherebbe un ruolo importante una anomalia del metabolismo dell’acido arachidonico (contenuto in molti alimenti), per cui i pazienti affetti dalla malattia devono evitare l’assunzione di frutta secca, salmone, ostriche, caviale e di tutti gli oli di semi. L’unico olio consentito è l’olio di oliva (anche nel cucinare i cibi). Tecnica Chirurgica Tecnica Laser assistita Oggi, la terapia laser consente: • di trattare agevolmente le recidive; • di poter trattare casi “difficili” nei quali esistono gravi controindicazioni alla anestesia generale (soggetti molto anziani, asmatici, cardiopatici); • di evitare il ricovero ospedaliero (l’intervento è ambulatoriale); • di evitare l’anestesia generale (si può usare la semplice anestesia locale); • di poter evitare il tamponamento nasale; • di riprendere le proprie occupazioni anche il giorno successivo all’operazione. L’intervento laser può essere agevolmente abbinato ad altre procedure eseguibili in anestesia locale come l’asportazione delle masserelle polipoidi con il debrider che è uno strumento che consente di “frammentare ed aspirare” le masse polipoidi con minimo danno alle strutture nasali. La poliposi, purtroppo, non è una malattia dal comportamento unico e non si può, quindi, pensare ad un univoco e stereotipato protocollo di trattamento. Solo l’associazione contemporanea o successiva di più tecniche consente un buon controllo di questa patologia facile alle recidive e talvolta del tutto imprevedibile (S.Bankova Parigi). |
