AUDIOMETRIA AD ALTA FREQUENZA (12-20 KHZ)

Con l’esame audiometrico tonale liminare tradizionale vengono esaminate le frequenze da 125 ad 8000 – 12000Hz (8 – 12KHz). In alcuni casi e solo con audiometri e cuffie particolari è possibile estendere l’esame alle alte frequenze (8-20 KHz). Questo tipo di esame, viene utilizzato nella ricerca di acufeni ad alta frequenza, nello studio di farmaci ototossici o nelle ipoacusie da rumore, infatti, quest’ultime, colpiscono queste frequenze più precocemente rispetto alle frequenze tradizionali

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Fig. 1 Audiometria ad alta frequenza; soglie audiometriche medie in funzione dell’età. Curva 1 (0-20 anni), 2 (30-40 anni), 3 (60-70 anni), 4 (70-80 anni)

Principio e tecnica

L’audiometri ad alta frequenza ha lo scopo di determinare le soglie audiometriche di un soggetto per dei suoni puri la cui frequenza è superiore a 8.192 Hz. Il range frequenziale studiato è di 8.000-20.000 Hz.

La realizzazione di un’audiometria ad alta frequenza richiede l’utilizzo di un generatore ad alta frequenza calibrato e cuffie od altoparlanti adatti all’emissione di queste frequenze.

Risultati

I risultati dell’audiometria ad alta frequenza devono essere interpretati, come per l’audiometria tonale, in funzione dell’età del soggetto Dreschler WA, e Coll 1985; . Questa considerazione diventa molto importante poiché le soglie variano notevolmente in funzione dell’età (fig 1). Inoltre, in un gruppo di soggetti della stessa età, le soglie tonali ad alta frequenza variano considerevolmente da un soggetto all’altro. Ciò può essere spiegato in parte dai dati fisici. Per un dato auricolare ad alta frequenza, il diametro e la forma del meato acustico esterno modificano notevolmente la reale intensità acustica trasmessa al timpano con la creazione di onde stazionarie. Al contrario, in uno stesso soggetto, esiste una grande riproducibilità delle soglie audiometriche ad alta frequenza durante gli esami ripetuti Dreschler WA, 1985; Lafon JC 1977;

Questa tecnica può essere utile nella differenziazione tra danno da rumore e presbiacusia. L’audiometria ad alta frequenza, pre-e post-operatoria, può risultare utile nella valutazione delle tecniche chirurgiche dell’orecchio medio.

L’indicazione teorica principale dell’audiometria ad alta frequenza è lo screening precoce di un’ototossicità cocleare. Questa tecnica è stata impiegata con successo nello screening precoce dell’ototossicità da aminoglicosidi Fausti SA, e Coll.,1984; Dreschler WA, e coll.1985; Schucknecht HF. 1974

La tabella I mostra le fluttuazioni delle soglie audiometriche medie nei soggetti trattati con il cisplatinum (50 mg/m2) [25]

Tabella I – Alterazione delle soglie standard audiometriche medie e ad alta frequenza dopo una terapia con cisplatinum (50 mg/m2)

Frequenza testata

Percentuale (%) di risposte automatiche

Soglie prima del trattamento

Soglie dopo il trattamento

1 kHz

100%

9 dB SPL

8 dB SPL

4 kHz

100%

18 dB SPL

21 dB SPL

8 kHz

100%

24 dB SPL

31 dB SPL

12 kHz

99%

35 dB SPL

55 dB SPL

16 kHz

95%

70 dB SPL

90 dB SPL

La tabella I mostra le fluttuazioni delle soglie audiometriche medie nei soggetti trattati con il cisplatinum (50 mg/m2) [25]

Dreschler WA, 1989; Per Dreschler, le frequenze più utili nel quadro di tale screening sarebbero 12 e 14 kHz.

AUDIOMETRIA ALLE ALTE FREQUENZE I APPROFONDIMENTO

Crescente interesse è stato recentemente rivolto agli studi sulla sensibilità uditiva a frequenze superiori gli 8 kHz. Informazioni di questo tipo possono avere un reale valore diagnostico e riabiitativo (Fausti e coll., 1979b; Berlin, 1982). Per l’audiometria alle alte frequenze viene richiesta un’attrezzatura particolare ed una calibrazione specifica. Una volta che si superano questi requisiti strumentali i segnali inviati attraverso cuffie MX-41, con trasduttori ad ampia risposta, hanno riprodotto delle soglie affidabili fino a 20 kHz utilizzando tecniche manuali in bambini (Zislis e Fletcher, 1966; Harris e Ward, 1967) e in adulti (Beiter e Rupp, 1972; Beiter e Talley, 1976; Fausti e coli., 1979a). Una accettabile affidabilità è stata anche riscontrata utilizzando un tracciato automatico con cuffie (Fletcher, 1965; Harris e Myers, 1971; Northern e coli., 1972) ed anche in campo libero (Osterhammel, 1978). Myers e Harris (1970) hanno comparato l’affidabilità di soglia eseguita con 7 sistemi diversi, sia in campo libero che con presentazione in cuffia per i toni e per il rumore. Essi conclusero che ognuna delle tecniche utilizzate portava a risultati accettabili. Fausti e coll. (1982) hanno costruito delle funzioni senza mascheramento per frequenze comprese tra gli 8 e i 14 kHz in orecchi normali. I loro dati suggeriscono che i soggetti non rispondevano a prodotti di distorsione compresi nelle basse frequenze ma che percepivano validamente stimoli ad alta frequenza.

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Fig. 2A,B

L’audiometria tonale a frequenze superiori a 8 kHz è fattibile dal punto di vista strumentale, clinicamente affidabile e sembra rappresentare un valido indice della sensibilità uditiva ,necessita di cuffie particolari tipo Sennheiser UK – HDA 200. Le conoscenze ricavate dall’espansione del range in frequenza a valori più elevati può essere di significativo valore e comunque richiede una ulteriore valutazione.

AUDIOSCAN® OTO offre un’ottava aggiuntiva (che raggiunge i 16.000 Hz) con un totale di 19 frequenze fisse programmabili in risoluzione normale e 448 ad alta risoluzione! Inoltre, la precisione del livello può raggiungere 1 dB. L’audiogramma viene tracciato automaticamente sul display a cristalli liquidi ogniqualvolta viene confermato un valore di soglia, quindi viene stampato al termine dell’esame

Ricerca della soglia con audiometria automatica

L’audiometria automatica è una tecnica subiettiva particolare diversa da quelle finora descritte, in quanto, pur presupponendo sempre la collaborazione del paziente, non richiede l’intervento attivo dell’esaminatore. L’audiometria automatica secondo Von Békèsy si basa sul principio che il soggetto stesso comanda il livello acustico del suono che gli perviene attraverso le cuffie, mediante un pulsante o un commutatore che fa aumentare o descrescere l’intensità dello stimolo sonoro erogato dall’ audiometro.

Audiometria automatica

La metodica alternativa all’audiometria convenzionale manuale comprende il controllo da parte del soggetto dell’intensità del segnale. La tecnica è stata descritta da Békésy nel 1947 che aumentava automaticamente la frequenza tonale da 100 a 10.000 Hz a una determinata velocità. L’intensità del segnale veniva diminuita o aumentata da parte del soggetto testato manipolando un pulsante quando il tono era udibile oppure no. La rappresentazione grafica delle variazioni di ampiezza in rapporto alla frequenza veniva registrata simultaneamente.

In seguito si sono resi disponibili vari strumenti che hanno permesso al soggetto di tracciare il risultato dell’ascolto di segnali pulsati o continui presentati a frequenze fisse oppure variabili. La comparazione dei tracciati così ottenuti in soggetti con deficit uditivo ha rivelato svariati pattern di risposta che sono diventati utili nella diagnosi differenziale delle lesioni uditive Inoltre l’audiometria automatica è stata utilizzata nelle misure funzionali del guadagno con protesi acustiche in campo libero.
L’ audiometria automatica ha assunto un’importanza crescente per determinare la soglia uditiva dal momento che (1) l’esaminatore può valutare due o più individui simultaneamente e (2) la tecnica si presta bene ad un controllo da parte di strumenti computerizzati e alla sua registrazione. Il migliorato rapporto di costo e il potenziale miglioramento nell’accuratezza del test hanno aumentato l’interesse per le tecniche che comportano una autoregistrazione della risposta.

Audiometria ad alta risoluzione

Audiometria automatica di BEKESY a frequenza slittante

Come nel metodo precedente, l’emissione sonora avviene a livelli crescenti e decrescenti a seconda della risposta del soggetto esaminato. In questo caso però, contemporaneamente alla variazione del livello sonoro, l’apparecchio fa slittare lentamente (ad esempio, due ottave al minuto) la frequenza in modo tale da esplorare in continuo un ampio spettro (ad esempio da 125 a 8.000 Hz).
Anche in questo caso, un suono ad impulsi è preferibile ad un suono continuo.
Un plotter silenzioso registra in tempo reale le variazioni di livello e di frequenza. La lettura di questo tracciato può essere semplice quando le escursioni sono di ampiezza limitata.

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Fig. 3 Audiometria di BEKESY a frequenza slittante

Non è invece sempre facile determinare una soglia di udito per una data frequenza. Esistono metodi di calcolo che consistono nell’eseguire la media aritmetica dei tre picchi positivi situati intorno alla frequenza ricercata e quindi la media dei tre picchi negativi corrispondenti. La soglia di udito per questa frequenza viene definita come la media di queste due medie [ISO 8253 1989].


AUDIOSCAN® OTO offre la possibilità di utilizzare questo metodo aggiungendovi un’ottava. Pertanto, la curva risultante, che appare sul display dell’apparecchio, fornisce valori compresi tra 125 e 16.000 Hz.


Audiometria per scansione frequenziale asservita a livello costante (AUDIOSCAN)

Una descrizione dettagliata della tecnica AUDIOSCAN (Brevetto INRS N. 89 080397 – Inventore C. Meyer-Bisch), del suo interesse, dei suoi limiti e dei nuovi indici a cui consente di accedere è riportata nell’articolo dal titolo:

AUDIOSCAN: A High-definition Audiometry Technique Based on Constant Level Frequency Sweeps – A New Method with New Hearing Indicators di cui si riporta di seguito una libera traduzione dalla versione francese, a sua volta eseguita per gentile concessione del Caporedattore della rivista Audiology (1996, Volume 35 N. 2).

Il Concetto Audioscan® OTO

AUDIOSCAN è un audiometro tonale (per via aerea e ossea) e vocale autonomo a microprocessore, progettato per eseguire un’audiometria ad alta definizione. Le sue caratteristiche ne fanno un apparecchio particolarmente idoneo allo screening e alla diagnosi di precisione.

Di seguito sono riportate le sue principali caratteristiche:

Alta definizione ed ampio spettro di concezione particolarmente innovativa, AUDIOSCAN® OTO consente l’esplorazione di un ampio spettro frequenziale da 125 a 16.000 Hz per via aerea con una risoluzione di 1/64 di ottava.
L’apparecchio consente l’esecuzione di audiogrammi secondo svariati metodi diagnostici.


I vari test (metodi audiometrici) disponibili sono indicati nella tabella riportata di seguito:

Audiometria

A frequenze fisse

Ad alta risoluzione

Vocale (optional)

Manuale ed assistita

Manuale CA
(conduzione o via aerea)

Vocale
Curva vocale con o senza rumore

Manuale CO
(conduzione o via ossea)

SI
Soglia di intelligibilità vocale

SIR
Soglia vocale nel rumore

Automatica

HW
Hughson & Westlake

AUDIOSCAN
Scansione frequenziale

Iscan
Scansione del livello

BEKESY
Scansione liv. e freq.

I diversi metodi audiometrici disponibili su AUDIOSCAN® OTO

Metodi di audiometria tonale a frequenze fisse.

Audiometria manuale per via aerea per tutte le frequenze convenzionali comprese tra 125 Hz e 16 kHz. È possibile testare un vasto numero di frequenze intermedie con una risoluzione frequenziale massima di 1/64 di ottava. Può essere eseguito il mascheramento controlaterale a banda larga o a banda stretta, anche per le frequenze intermedie.

Audiometria tonale per via ossea con mascheramento controlaterale a banda larga o a banda stretta. Si ricorda che il mascheramento è quasi sempre necessario.
Metodo automatico di Hughson & Westlake
(“5 up, 10 down“) da 125 Hz a 16 kHz.

Nuovo metodo di audiometria liminare ascendente per scansione dei livelli, Iscan, da 125 Hz a 16 kHz per tutte le frequenze convenzionali e le frequenze intermedie fino a 1/64 di ottava. Attualmente, questa tecnica è disponibile soltanto per via aerea.

Metodi audiometrici ad alta risoluzione frequenziale

Audiometria automatica per scansione frequenziale asservita: AUDIOSCAN (Brevetto INRS N. 89 080397 – Inventore C. Meyer-Bisch). Questo metodo è un’esclusiva della gamma AUDIOSCAN. In allegato ne viene riportata la descrizione dettagliata. Il metodo AUDIOSCAN è applicabile esclusivamente per via ossea.

Audiometria di BEKESY a frequenza slittante.

Si tratta di un metodo per inquadramento, che può dimostrarsi di grande interesse in alcune applicazioni specifiche.

Si ricorda che per via ossea (CO) non è possibile utilizzare i metodi ad alta definizione come BEKESY e AUDIOSCAN.

Metodi di audiometria vocale (optional)

Audiometria vocale classica con o senza rumore di fondo, monoaurale o binaurale.
Misurazione assistita ed estremamente rapida della soglia di intelligibilità vocale (livello liminare di intelligibilità vocale).

Misurazione assistita ed estremamente rapida della soglia di intelligibilità vocale nel rumore. Sono disponibili vari tipi di rumore.

Con metodo manuale o automatico a frequenze fisse, questo esame si attiene agli algoritmi illustrati dalle norme ISO CEN NF 8253-1 e 8253-2.

Il mascheramento può essere manuale o semiautomatico.

Importanza della scelta degli auricolari

AUDIOSCAN® OTO viene fornito di serie con la cuffia HDA200 di SENNHEISER.
Per garantire l’utilizzo ottimale dell’audiometro, si raccomanda pertanto di servirsi della cuffia HDA200 di SENNHEISER. Infatti, la cuffia HDA200 è un apparecchio normalizzato per le alte frequenze, mentre il modello TDH39 consente un’audiometria massima di 8.000 Hz. Inoltre, questa cuffia è
leggera e confortevole e consente un’insonorizzazione relativamente buona, che permette di ottenere audiogrammi di screening al di fuori della cabina audiometrica in un ambiente tranquillo.
Ogni audiometro viene tarato con la relativa cuffia. Di conseguenza, ogni cuffia audiometria deve essere abbinata al proprio audiometro. È stata messa a punto una particolare procedura di taratura digitale, per tenere conto dell’alta risoluzione frequenziale di AUDIOSCAN. I valori di taratura vengono pertanto registrati in apposite memorie, che consentono di utilizzare vari tipi di auricolari audiometrici.
L’auricolare audiometrico che viene fornito in dotazione con
AUDIOSCAN® OTO è il modello:
SENNHEISER HDA 200. Si tratta di un auricolare la cui commercializzazione nel campo dell’audiologia è avvenuta soltanto di recente. Questo auricolare di tipo
circumaurale

(Ossia che si appoggia, per mezzo di un cuscinetto, sul contorno dell’orecchio)

è stato il primo ad essere normalizzato. Si tratta di un dispositivo che presenta molteplici vantaggi: buona insonorizzazione, leggerezza, ottima affidabilità, comfort, normalizzazione per l’audiometria alle alte frequenze.

Obiettivi e principi della tecnica AUDIOSCAN

La precisione dei risultati di un esame audiometrico dipende in larga misura dalle condizioni di esecuzione dell’esame stesso. Alcuni fattori assumono una grande importanza quando si punta all’affidabilità; si ricordano in particolar modo l’ambiente sonoro, la familiarità del soggetto con la tecnica (che può peraltro avere l’effetto contrario in caso di esaminazione di soggetti particolarmente addestrati), l’affaticamento uditivo, lo stato di all’erta, la qualità della cuffia audiometrica, il buon accoppiamento orecchio-auricolare, ecc. La qualità dell’audiometrista consente non soltanto un controllo soddisfacente della maggior parte di questi fattori, ma anche una corretta applicazione del metodo di ricerca delle soglie di udito.

Malgrado tutte queste precauzioni, sui due assi dell’audiogramma la precisione rimane limitata:
– a causa del numero di frequenze testate;

– a causa dell’incertezza intrinseca e fisiologica che circonda la definizione di una soglia di udito per una data frequenza, di cui si considera che sia dell’ordine di 5 dB [2]
In attesa delle prospettive di misurazione di routine della selettività frequenziale, possiamo già migliorare in modo significativo la precisione sull’asse delle frequenze testando un numero maggiore di punti nella
zona 125-8.000 Hz e quindi estendendola alle alte frequenze.

Poiché la precisione in termini di livello è difficilmente migliorabile mentre deve esserlo la dimensione frequenziale, è logico proporre una scansione delle frequenze in sostituzione della scansione dei livelli, cosicché la scansione diventerebbe “orizzontale” anziché “verticale“.

In complesso, gli obiettivi perseguiti per questa nuova tecnica audiometrica sono i seguenti:

  • migliorare la precisione nel campo frequenziale;

  • conservare una durata accettabile dell’esame nei casi in cui sia richiesta la precisione (il che elimina le sordità gravi e le presbiacusie particolarmente accentuate, per le quali il rilevamento delle tacche non è di alcun interesse);

  • automatizzare l’esame per limitare le variazioni tra operatori diversi (ma sussistono la fase di spiegazione e quella di preparazione del paziente);

  • migliorare il feedback dei risultati mediante un’elaborazione grafica e numerica.

Descrizione della tecnica AUDIOSCAN

La tecnica AUDIOSCAN si basa su una scansione frequenziale (125-16.000 Hz) continua a livello costante. Le gamme di frequenze scandite e i livelli esplorati vengono comandati automaticamente da un sistema programmato, asservito alla risposta del soggetto esaminato. La logica dell’algoritmo si basa sul rilevamento di tacche uditive e quindi sulla loro esplorazione in termini di frequenza e di intensità.
Viene eseguita una prima scansione frequenziale ad un livello iniziale costante (ad esempio 0 dBHL). Il soggetto tiene in mano un pulsante di risposta, che preme finché sente il suono e rilascia quando non percepisce alcun suono, come accade negli altri metodi automatici. Se, durante questa scansione, il soggetto percepisce un suono per l’intera durata, l’audiogramma corrisponde ad una retta (che dipende dal livello iniziale) e l’esame può considerarsi terminato (
Fig. 4-A).

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Fig. 4-A – Scansione di tutte le frequenze ad un livello costante in dB HL.

Questa scansione dura da 1 a 2 minuti per orecchio, a seconda della regolazione di alcuni parametri (frequenza iniziale e finale, velocità di scansione). Se vengono rilevati i bordi di una tacca, le relative frequenze (f1 e f2) vengono memorizzate e il microprocessore calcola la frequenza centrale fm. Si tratta di una media geometrica, in quanto la scala è logaritmica (Fig. 4-B).

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Fig. 4-B – Le zone di non-percezione corrispondono ai limiti di una tacca.

Il microprocessore comanda una nuova scansione a partire da questa frequenza (e quindi da una zona di non-percezione), ma con un livello superiore, ad esempio, di 5 dB. Vengono così determinati i nuovi bordi della tacca a questo livello. Per iterazioni successive, la tacca viene disegnata con precisione (Fig. 4-C).

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Fig. 4-C – L’audiogramma viene costruito per singoli step con le relative tacche.

La precisione dell’audiogramma così ottenuto può essere di elevato livello; essa dipende dalla velocità di scansione (nella realtà, da 10 a 20 secondi per ottava) e dallo step di progressione del livello (nella realtà, 5 dB).

La durata dell’esame audiometrico dipende dal grado di precisione desiderato e dalla gravità del deficit. Mediamente, un esame di screening preventivo dura dai 6 ai 10 minuti per entrambi gli orecchi.

La sensibilità della misurazione è stata posta a confronto con i risultati ottenuti con il metodo di BEKESY a frequenze fisse, uno dei metodi automatici più utilizzati per lo screening a scopo preventivo [Chantal Laroche & Raymond Hétu, Università di Montréal: comunicato personale]. I risultati sono ottimi, in quanto le correlazioni sono dell’ordine di 0,9 alle frequenze convenzionali.

Il risultato viene fornito sotto forma di curve stampate contemporaneamente ad alcuni indici di perdita uditiva, calcolati automaticamente dal sistema, e ad un audiogramma di riferimento dipendente dal sesso e dall’età, per facilitare l’interpretazione dei risultati.


Considerazioni di natura tecnica.

La scansione a livello constante.

Se il principio della scansione frequenziale a livello costante è di per se stesso semplice, l’applicazione dei vincoli della curva fisiologica di isosensazione alla soglia di udito [6] comporta alcune difficoltà di origine elettroacustica, che non potevano essere risolte per mezzo dell’elettronica analogica. Infatti, l’ottenimento di un livello costante in dBHL (isosensazione) obbliga a disporre di una dinamica di amplificazione/attenuazione di oltre 50 dB (differenza minima tra 125 e 1.000 Hz: 40 dB) soltanto per questa correzione fisiologica. Ciò si ottiene per mezzo di vari stadi di attenuazione controllati da un microprocessore, che applica i dati di una curva fisiologica interpolata, contenuta in una memoria di sola lettura.

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Fig. 5 – La trasformazione dei decibel SPL in decibel HL richiede prestazioni di amplificazione/attenuazione prossime ai 50 dB in totale assenza di rumore.

La scansione a livello costante effettuerà pertanto, ad ogni variazione di frequenza e in tempo reale, un adeguamento di livello, che deve verificarsi senza alcun rumore udibile. Il tutto viene ulteriormente complicato dalla presenza della curva di risposta di ogni auricolare, che viene introdotta in memorie riscrivibili al momento della taratura della catena di misurazione [7].

Naturalmente, questa taratura può essere soltanto automatica, in quanto interessa varie centinaia di frequenze (448 da 125 a 16.000 Hz). Viene inoltre controllata dal microprocessore in base alle istruzioni di un programma specifico, grazie alla risposta di un sonometro incorporato nell’apparecchio, secondo lo schema riportato nella Fig. 6.

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Fig. 6 – Catena di calibrazione automatica che consente la taratura di 449 frequenze.

Uno dei vantaggi di questa tecnica obbligata di calibrazione consiste nel fatto che è possibile disporre di varie serie di memorie adatte a diversi auricolari audiometrici. Per passare da un tipo di auricolare all’altro, è sufficiente selezionare la memoria di calibrazione idonea.

Si ricorda che il metodo di scansione a livello costante è difficilmente applicabile con un rumore di mascheramento, il cui livello dovrebbe anche cambiare teoricamente in funzione della frequenza esaminata e dell’audiogramma dell’orecchio controlaterale. Al di là delle difficoltà tecniche di una tale esecuzione, lo svolgimento dell’esame diventerebbe difficilmente comprensibile per il soggetto.

Queste considerazioni ci hanno portati ad eliminare l’esame per via ossea con la tecnica AUDIOSCAN, in quanto non è possibile concepire un tale esame senza masking. Peraltro, se per via aerea è stata rilevata una tacca audiometrica, è possibile controllarne le dimensioni per via ossea, anche alle frequenze intermedie (64 per ottava), che sono tutte accessibili in modalità manuale.

Un’ulteriore difficoltà emerge dall’estensione alle alte frequenze (superiori a 8 kHz), per le quali la norma ISO 389 [6] non fornisce gli “zeri di riferimento”. È tuttavia di fondamentale importanza potere continuare l’esplorazione a livello costante oltre gli 8 kHz, almeno nei soggetti in giovane età. In attesa che la commissione ad hoc dell’ISO definisca questi zeri, abbiamo deciso di utilizzare i valori proposti da FAUSTI et al. [8]. Su un gruppo di un centinaio di giovani di ambo i sessi, otologicamente sani e senza antecedenti (definizione della normativa), abbiamo potuto constatare che l’impiego di questi valori non era irrealistico (risultati attualmente non pubblicati).


Comandi

I comandi vengono inviati per mezzo di una tastiera e di un pulsante di risposta. Sono presenti 4 tasti funzione, il cui impiego è indicato sul display in vari menu; questi tasti consentono di:

  • configurare l’apparecchio (scelta della lingua, varie impostazioni di installazione, ecc.);

  • avviare i programmi di taratura;

  • inizializzare i parametri predefiniti degli esami (gamme di frequenze, livelli iniziali, tipo di suono, step di progressione del livello, varie funzioni di visualizzazione e di stampa, ecc.);

  • scegliere il metodo di test (AUDIOSCAN, manuale, BEKESY).

Per il metodo AUDIOSCAN, possono essere controllati i seguenti parametri:

  • livello iniziale (tra -10 e +50 dBHL);

  • frequenze iniziale e finale (tra 125 e 16.000 Hz);

  • step di progressione del livello (da 1 a 20 dB);

  • velocità di scansione (da 7 a 30 secondi per un’ottava);

  • tipo di suono (ad impulsi o continuo).

Lo svolgimento del test può essere seguito in tempo reale sul display grafico. I risultati vengono forniti sullo stesso display al termine dell’esame (In questo caso, ci si riferisce alla videata dei risultati della prima versione di AUDIOSCAN (Nota dell’autore) secondo varie modalità di visualizzazione e possono essere stampati sulla stampante termica incorporata oppure trasferiti ad un sistema informatico tramite un’uscita RS232.

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Fig. 7 – Videate di AUDIOSCAN all’inizio e alla fine del test.

Lo svolgimento dell’esame è completamente automatico, viene controllato dal microprocessore dell’apparecchio in base ad un programma prestabilito e può essere impostato dall’operatore.

Procedura
Per ottimizzare la durata dell’esame ed evitare lunghe scansioni ad un livello troppo basso, il programma inizia con una ricerca rapida di una soglia alle frequenze fisse abituali. A tale scopo, propone in successione tutti i suoni per 3 secondi e quindi, in assenza di risposta, aumenta il livello di 5 dB (o dello step programmato) e ricomincia fino a quando non ottiene una risposta.

A questo punto, il suono viene proposto a 1 kHz e la scansione viene eseguita verso le alte frequenze. Una volta giunti alla frequenza massima, viene nuovamente proposto il suono a 1 kHz prima della scansione verso le basse frequenze. L’esame prosegue in base all’algoritmo descritto in precedenza.

Se il paziente ha premuto il pulsante troppo a lungo quando non percepiva più il suono, la scansione successiva, che parte dalla zona di non-percezione, correggerà questo errore cancellando il tracciato fino alla risposta reale. In caso di errore per difetto (il soggetto non ha premuto il pulsante mentre percepiva il suono), la scansione successiva consentirà di recuperare la dimenticanza con un errore limitato allo step di progressione (ad esempio, 5 dB).

I due orecchi vengono esaminati in successione con una commutazione automatica al termine del primo orecchio. In mancanza di istruzioni contrarie, l’apparecchio propone di iniziare dall’orecchio destro, conformemente alle raccomandazioni della normativa.
In qualunque momento è possibile interrompere il test e quindi modificarne i parametri, riprenderlo, ricominciarlo oppure arrestarlo prima del termine.


Vantaggi ed applicazioni

Il grande vantaggio del metodo AUDIOSCAN consiste nella precisione di rilevamento delle tacche uditive, che prima d’ora non era mai stata raggiunta. Naturalmente, è possibile tracciare tacche situate in qualunque punto dello spettro frequenziale tra 125 e 16.000 Hz, generando pertanto una nuova fonte di informazioni estremamente importante.
In ambito clinico, coloro che utilizzano l’audiometria ad alta definizione sanno che, dopo la diminuzione della capacità di selettività frequenziale (attualmente difficile da realizzare nella prassi corrente), il segno più precoce di alterazione uditiva nei soggetti esposti al rumore o a sostanze ototossiche (aminosidi, chemioterapia, ecc.) è rappresentato dal rilevamento di tacche strette nella zona compresa tra 3 e 8 kHz.

Vi sono altre indicazioni che giustificano l’applicazione dell’audiometria ad alta definizione: bilancio in seguito a meningite, barotraumi, complicanze delle intossicazioni da monossido di carbonio, recupero di sordità improvvisa, efficacia di alcuni trattamenti, ecc. MEREDITH et al. hanno persino messo in evidenza alterazioni uditive infracliniche evocatrici di una sordità ereditaria recessiva in alcuni membri di una famiglia di non udenti [9].

In tali condizioni, l’interpretazione di una curva audiometrica non può più basarsi sulla sola lettura delle soglie di udito ad alcune frequenze, bensì sulla caratterizzazione delle tacche che bisognerà poter identificare e descrivere. Siccome i metodi di audiometria ad alta definizione sono automatici e forniscono risultati grafici, è interessante applicarvi metodi di elaborazione informatizzati che consentano di agevolare l’interpretazione di tali risultati.


Elaborazione delle informazioni

Il primo lavoro consiste nel “catturare” i dati forniti dall’audiometro tramite una linea seriale (RS 232). Il loro inserimento in un file standardizzato ne consentirà l’elaborazione indipendentemente dal metodo audiometrico utilizzato (BEKESY a frequenza slittante e AUDIOSCAN), visto che le informazioni trasmesse sono finite.

Soglie di udito

La definizione delle soglie di udito è stata chiaramente specificata dalla norma ISO 8253 [2] per quanto riguarda il metodo di BEKESY a frequenze fisse, ma la tecnica di averaging descritta non può essere applicata alla scansione frequenziale. In precedenza, è stata sottolineata la difficoltà nel definire una soglia di udito per una data frequenza in caso di escursioni di grande ampiezza.

Nella stessa ottica, la tecnica AUDIOSCAN può portare a risultati la cui interpretazione non è immediata in termini di soglie a frequenze fisse. Ad esempio, può accadere che il valore della soglia di udito misurata a 3.000 Hz sia di 0 dB, mentre sarà di 25 dB a distanza di alcune decine di Hertz.

Le tecniche di smussamento consentono di determinare valori più realistici a determinate frequenze. È sempre possibile forzare il risultato sul multiplo di 5 dB più vicino, in modo tale da non modificare le abitudini di interpretazione e tenere conto dell’incertezza relativa della misura.

Una delle tecniche di riduzione dei dati si basa sul calcolo di indici di perdita uditiva, che solitamente sono composizioni aritmetiche ponderate o meno di alcune soglie di udito. Il loro calcolo è particolarmente semplice, in quanto i dati vengono elaborati da un calcolatore numerico. Questi indici vengono utilizzati per semplificare l’interpretazione ai fini dello screening (indice precoce di allarme, perdita uditiva media, ecc.), per effettuare confronti tra orecchi o seguire l’evoluzione oppure per scopi medico-legali.

Caratterizzazione delle tacche

Solitamente, l’informazione contenuta in un audiogramma è legata in particolar modo alla presenza di tacche, vale a dire di cali delle soglie di udito limitati ad una zona di frequenze ben definita. Questo concetto è intuitivo e necessita di essere definito con criteri più precisi, in modo tale da studiare algoritmi programmabili su computer.
Noi proponiamo di caratterizzare le tacche per mezzo dei seguenti indici (
Fig.8):

  • definizione della “linea di base”;

  • ampiezza;

  • livello assoluto;

  • localizzazione in frequenza (fc);

  • larghezza al 50% dell’ampiezza (fb-fa);

  • area (eventualmente).

Si precisa che il livello di base dipende molto dalle condizioni d’esame, in particolar modo dall’ambiente sonoro, mentre il livello assoluto è più riproducibile quando le condizioni d’esame vengono modificate.

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Fig. 8 – Una tacca può essere caratterizzata da alcuni parametri riduttori dei dati.

Questi parametri devono consentire di confrontare l’evoluzione delle tacche nel tempo, per effetto dell’età o di traumi sonori oppure per effetto di una terapia (sordità improvvise) o di una sostanza ototossica.


Nell’ambito di uno studio esplorativo condotto a Montréal [Chantal Laroche e Raymond Hétu, comunicato personale], è stato dimostrato che, in uno stesso soggetto esaminato con il metodo AUDIOSCAN, la riproducibilità di alcuni di questi parametri era buona.

Nella realtà, le cose sono complesse a causa soprattutto dei problemi di unità legate alla scala logaritmica delle frequenze. Pertanto, la larghezza di una tacca non può essere espressa in Hz, in quanto tale grandezza è troppo legata alla sua localizzazione ed è quindi preferibile ricorrere alle frazioni di ottava. Le medesime osservazioni possono essere formulate in merito alle aree.

In attesa della messa a punto degli algoritmi di determinazione automatica di questi parametri, bisogna accontentarsi di lavorare “manualmente”, anche se questa soluzione non è del tutto soddisfacente. Malgrado l’interesse di questo nuovo approccio, per il momento nelle nostre varie indagini abbiamo sostanzialmente utilizzato gli indici medi illustrati di seguito.

Altri indici

Come abbiamo visto, l’interpretazione degli audiogrammi fa spesso ricorso ad indici, che in realtà sono composizioni ponderate delle soglie di udito a determinate frequenze fisse. Alcuni privilegiano le alte frequenze (screening), mentre altri propendono per le frequenze conversazionali (indice di disturbo socio-acustico, indici medico-legali).
In audiometria ad alta definizione, è possibile prevedere un’integrazione dei dati che consentono il calcolo di indici medi “mi” di grande precisione, proponendo un altro metodo per ridurre i dati e caratterizzare l’informazione.

Gli indici “mi” corrispondono ad indici medi su una gamma di frequenze. Infatti, poiché AUDIOSCAN fornisce 64 punti di misurazione per ottava, è possibile farne la media, tenendo così conto anche delle tacche situate tra le frequenze fisse:

af-9

Fig. 9 – Gli indici di perdita uditiva abituali si basano su livelli a frequenze fisse (a sinistra). Questi indici possono essere calcolati utilizzando tutte le frequenze intermedie, incrementandone il contenuto di informazioni (a destra).

L’indice I calcolato a partire dalle soglie (Li) di un audiogramma a frequenze fisse (Fig. 9 a sinistra) non può tenere conto dell’andamento della curva audiometrica tra queste frequenze, contrariamente agli indici medi, che contengono una quantità di informazioni pari all’area della curva (Fig. 9 a destra) (L = livello).

A titolo illustrativo, potremmo proporre la seguente suddivisione, per tenere conto dell’interesse diagnostico delle diverse zone di frequenze (Fig. 10):

af-10

Fig. 10 – Per illustrare l’interesse di “imi”, abbiamo suddiviso l’audiogramma in varie aree corrispondenti alle diverse aree diagnostiche.

Su questo audiogramma non irrealistico, la zona im1 corrisponde alle basse frequenze ed è estremamente sensibile all’ambiente sonoro. La zona im2 è pressappoco la zona conversazionale. La presenza di una tacca in questa regione non è un evento raro. Sembra che si tratti della zona privilegiata per le alterazioni congenite. La zona im3 (3-8 kHz) è quella dei traumi sonori e delle alterazioni professionali. In quest’area è possibile osservare tacche molto strette, dell’ordine di appena qualche centinaio di Hertz. Molto spesso si constata una risalita verso gli 8 kHz e quindi una nuova caduta intorno ai 10 o 11 kHz (im4). L’effetto dell’età raggiunge molto rapidamente la zona im5.
Da ciò emerge, infine, un’ultima possibilità offerta dall’informatica come ausilio all’interpretazione. Infatti, per ogni parametro è possibile fornire valori “teorici”, o “previsti”, corrispondenti al sesso e all’età, con un proprio intervallo di variazione.
Le funzioni sopra descritte sono state raccolte in un software (“illa”), attualmente funzionante su PC (Windows). Questo software consente di catturare i dati, di elaborarli, di aggiornarli e di presentarli in forma grafica e numerica, con la possibilità di esportarli in modalità testo.

Conclusioni
L’audiometria ad alta definizione frequenziale AUDIOSCAN, basata su un metodo automatico di ricerca delle soglie di udito a livello costante, è in grado di fornire nuove informazioni nello studio della funzione uditiva. I suoi limiti sono legati, come in molti esami soggettivi, all’attenzione del soggetto e ad una definizione adeguata dei parametri dell’esame.

La sensibilità e la precisione dell’esame AUDIOSCAN permettono di accedere a nuove informazioni numeriche (indici medi, caratteristiche delle tacche), purché si conosca il modo in cui estrarle dalle curve audiometriche che vengono tracciate in continuo. La precisione degli algoritmi applicati è in grado di aiutare l’audiologo a formulare una diagnosi, quantificare le perdite uditive in fase di screening, in ambito clinico o in prevenzione e facilitare il monitoraggio dei soggetti esposti a sostanze ototossiche e/o a traumi sonori.

 

L’audiometria manuale a frequenze fisse

Si tratta di un’audiometria a frequenze fisse. Attualmente rappresenta il metodo più utilizzato e può essere eseguito con apparecchi relativamente semplici. AUDIOSCAN® OTO possiede questa funzione tra i tre metodi proposti e ne offre alcuni miglioramenti estremamente apprezzabili, che passeremo ad analizzare in seguito.
L’audiometria manuale si avvale di un generatore acustico che, per una serie di frequenze date, emette suoni puri a livelli variabili. Si inizia con la frequenza a 1.000 Hz (che corrisponde alla zona più sensibile della coclea), per la quale si ricerca la soglia di percezione aumentando progressivamente il livello sonoro (in genere, per step di 5 dB). Quindi, si testano le diverse frequenze acute in ordine crescente, per poi passare ai bassi in ordine decrescente. I due orecchi vengono esaminati in successione a partire dall’orecchio migliore. Per ciascuna soglia di udito rilevata si traccia il punto corrispondente su un grafico.

Il metodo che consiste nel partire da un livello minimo e nell’aumentarlo progressivamente viene chiamato metodo ascendente. È possibile descrivere un metodo discendente. Le soglie di udito misurate in base a questi due metodi differiscono solitamente di circa 5 dB. I due metodi possono essere combinati tra loro; in tal caso, si procede per inquadramento.

Audiometria automatica di Hughson & Westlake

Su alcuni apparecchi il metodo manuale può essere automatizzato utilizzando l’algoritmo di Hughson & Westlake (“5 up 10 down”), di cui è possibile trovare la descrizione nell’articolo [MEYE 90].

Audiometria automatica Iscan

Questo metodo utilizza una strategia di determinazione delle soglie di udito basata su un metodo rigorosamente ascendente, ossia che ricerca l’esistenza di una soglia di udito partendo dalla zona di non udito.

La sua originalità si basa sul fatto che il livello del suono progredisce per scansione continua anziché, ad esempio, per step di 5 dB, mentre diminuisce per step di 10 dB, come avviene nella tecnica di H&W.

Il grande vantaggio di questa tecnica per scansione del livello è legato al fatto che due risposte consecutive possono non essere esattamente allo stesso livello pur essendo considerate “simili”, se ad esempio non differiscono di oltre 3 o 4 dB (indice di coerenza).
Ciò facilita notevolmente l’ottenimento di due o tre risposte “simili” e pertanto il passaggio alla frequenza successiva, riducendo quindi la durata dell’esame.
Come accade nel metodo di H&W, una soglia viene convalidata soltanto se si ottengono due (o tre, essendo un elemento impostabile) risposte coerenti consecutive per via ascendente.

Audiometria automatica di BEKESY

Questa tecnica diagnostica è molto utilizzata nell’ambito della medicina del lavoro, in particolar modo nei paesi anglosassoni. L’apparecchio emette suoni a frequenze definite a partire da 250 Hz. Per una data frequenza il livello sonoro aumenta progressivamente a partire da un valore minimo (-10 dB), finché il soggetto segnala di percepirlo premendo un pulsante di risposta, il cui effetto consiste nel provocare la diminuzione del livello sino a quando il soggetto segnala di non percepirlo più rilasciando il pulsante, e così via.

Fig. 11 e 12.

af-11

Fig. 11 Metodo di BEKESY

Il metodo di BEKESY a frequenze fisse si avvale di questo principio esplorando in successione le frequenze convenzionali comprese tra 125 e 8.000 Hz.
Un timer consente di passare alla frequenza successiva. Dopo avere esaminato un orecchio, l’apparecchio procede con l’altro.

Per questo test è preferibile utilizzare un suono ad impulsi anziché un suono continuo.
Via via che l’esame procede, il risultato appare su un plotter silenzioso incorporato nell’audiometro.
L’interpretazione viene effettuata visivamente oppure è oggetto di calcoli illustrati in altra sede [ISO 8253 1989]. Ovviamente, se le escursioni presentano un’ampiezza eccessiva o se le soglie di picco sono troppo diverse, l’interpretazione sarà discutibile.

af-12

Fig. 12 Audiogramma di BEKESY a frequenze fisse

Questo metodo è rapido (in generale, bastano 7-8 minuti per entrambi gli orecchi), ma manca di precisione. In generale, i valori di soglia così determinati sono leggermente diversi da quelli ottenuti con un metodo manuale. Secondo la norma ISO 8253, questi valori sono mediamente inferiori di 3 dB rispetto a quelli ottenuti con un’audiometria manuale con uno step di 5 dB.

 
Considerazioni procedurali

Sebbene per l’audiometria automatica non siano state ancora sviluppate delle raccomandazioni standard che ne governino l’utilizzo, certi suggerimenti applicabili al test della soglia tonale possono essere basati sull’esperienza clinica e sui dati sperimentali pubblicati in letteratura. In generale le correlazioni intratest dei livelli di soglia ottenuti con tecniche automatiche sono ragionevolmente simili a quelle ottenute con l’audiometria convenzionale manuale quando si osservano i seguenti principi procedurali:
Presentazione dello stimolo. È stata notata una miglior sensibilità uditiva per lo stimolo pulsato rispetto alla presentazione di segnali continui in soggetti con udito normale e anche in alcune patologie che coinvolgono l’adattamento uditivo (Wright, 1969; Young e Harbert, 1971). Gli impulsi non dovrebbero essere inferiori a 200 msec utilizzando un ciclo del 50%; le velocità di attenuazione non dovrebbero essere maggiori di 2.5 dB per secondo (Chiveralls e Shaw, 1973; Siegenthaler, 1975). Come nell’audiometria manuale i livelli di soglia dovrebbero essere raggiunti da ampiezze sottoliminari (Young, 1970).

Istruzioni e criteri di soglia. Il paziente viene informato che (1)l’intensità (la loudness) di un tono pulsato è controllata dalla propria risposta manuale mediante l’interruttore (dovrebbe essere più facilmente udibile quando l’interruttore o pulsante viene rilasciato[aperto], più debole quando viene premuto [chiuso] o viceversa); (2) lo scopo del test è di premere e lasciare il pulsante in modo che il tono venga mantenuto nei limiti dell’appena udibile e dell’appena inudibile; (3) la pressione sul pulsante dovrebbe essere cambiata immediatamente quando si ode il suono e di nuovo, non appena esso non venga più percepito.

Sintetizzando: Il soggetto viene istruito a premere il pulsante appena inizia a sentire il suono ed a rilasciarlo appena non lo sente più. Quando il pulsante è premuto lo stimolo diminuisce perché il motore elettrico aziona l’attenuatore dell’audiometro in questo senso. Il paziente finirà per non sentire più il suono, allora il pulsante viene rilasciato ed il suono aumenta, perché l’attenuatore opera in senso opposto, fino a che il paziente sente di nuovo e ricomincia il ciclo.

Come risultato si ottengono quindi una serie di passaggi dal quanto di appena udibilità al quanto di appena non udibilità. Queste escursioni attorno alla soglia minima di udito vengono trasferite, attraverso una penna scrivente azionata da un motore collegato all’attenuatore, su di una carta graduata in intensità e frequenza, dove esse appaiono come una linea seghettata. Le oscillazioni in salita e discesa dell’intensità dello stimolo sono prefissate con incrementi/decrementi di 1,25 o 5 dB al secondo.

Utilizzando tali strategie di risposta la soglia viene definita come il livello uditivo medio corrispondente ai punti di mezzo delle escursioni della penna (Stream e McConnell, 1961; Price, 1963; Reger, 1970).

Audiometria automatica di Hughson & Westlake

Su alcuni apparecchi il metodo manuale può essere automatizzato utilizzando l’algoritmo di Hughson & Westlake (“5 up 10 down”), di cui è possibile trovare la descrizione nell’articolo [MEYE 90].

 

Audiometria automatica Iscan

Questo metodo utilizza una strategia di determinazione delle soglie di udito, basata su un metodo rigorosamente ascendente, ossia che ricerca l’esistenza di una soglia di udito, partendo dalla zona di non udito.

La sua originalità, si basa sul fatto che, il livello del suono progredisce per scansione continua anziché, ad esempio, per step di 5 dB, mentre diminuisce per step di 10 dB, come avviene nella tecnica di H&W.

Il grande vantaggio di questa tecnica, per scansione del livello, è legato al fatto che due risposte consecutive, possono non essere esattamente allo stesso livello pur essendo considerate “simili”, se ad esempio non differiscono di oltre 3 o 4 dB (indice di coerenza).

Ciò facilita notevolmente l’ottenimento di due o tre risposte “simili” e pertanto il passaggio alla frequenza successiva, riducendo quindi la durata dell’esame.
Come accade nel metodo di H&W, una soglia viene convalidata soltanto se si ottengono due (o tre, essendo un elemento impostabile) risposte coerenti consecutive per via ascendente.

Audiometria tonale computerizzata

La moderna tecnologia dei microprocessori consente la scelta precisa dei parametri, l’esecuzione di procedure basate sulle risposte del soggetto e la memorizzazione dei dati ottenuti. I livelli di soglia ottenuti con tecniche manuali e con tecniche computerizzate sono altamente correlate sia in soggetti normali che in soggetti ipoacusici (Sparks, 1972; Wood e coll., 1973; Campbell, 1974).
Harris (1978), in un’estesa rassegna dell’utilizzazione computerizzata delle soglie uditive conclude che tale metodica ha una considerevole capacità potenziale di migliorare la validità della ricerca di soglia e dell’utilizzazione dei dati. Anche l’efficienza dei costi di un sistema computerizzato sembra essere migliore di quella fornita da una audiometria di Bekesy, quando si esaminano vasti gruppi di soggetti (Harris e Smith, 1979). La strumentazione futura utilizzata nell’audiometria liminare rifletterà sicuramente il rapido sviluppo delle tecniche computerizzate e del loro miglioramento. Tale metodica di approccio strumentaleM dovrebbe inevitabilmente condurre ad un miglioramento della validità, dell’affidabilità del testM in tempi decisamente accettabili e a costi vantaggiosi, specialmente quando si esaminano gruppi di pazienti.

 

Bibliografia

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LAVORI SIGNIFICATIVI

Audiometria ad alta frequenza in adulti giovani e meno giovani, quando l’audiometria convenzionale è normale

Isabella Monteiro de Castro Silva I ; Maria Ângela Guimarães Feitosa IIIsabella Monteiro de Castro Silva I; Maria Angela Guimarães Feitosa II

I Master’s degree, Adjunct Professor at the Centro Universitário Planalto do Distrito Federal

SUMMARY

SINTESI

High-frequency audiometry can detect early changes in auditory sensitivity resulting from processes such as aging. L’Audiometria ad alta frequenza è in grado di rilevare i cambiamenti precoci nella sensibilità uditiva derivanti da processi come l’invecchiamento. Nonetheless its use is still limited, and additional studies are required to establish its use, particularly among older adults. Tuttavia il suo utilizzo è ancora limitato, e sono necessari ulteriori studi per stabilire il suo impiego, in particolare tra gli adulti più anziani.
AIM: To compare pure tone thresholds for frequencies from 250 Hz to 16 kHz in young and older adults, with or without audiologic complaints.OBIETTIVO: Confrontare le soglie ai toni puri, per le frequenze da 250 Hz a 16 kHz in adulti giovani e meno giovani.

METHOD: Pure tone sensitivity to 250 Hz to 16 kHz was assessed with an AC-40 audiometer in 64 adults, evenly distributed in young (25 to 35 years-old) and older (45 to 55 years-old) adults of both sexes.METODO: la sensibilità del tono puro a 250 Hz a 16 kHz è stata valutata con un audiometro-40 AC in 64 adulti, equamente distribuiti in adulti più giovani (25-35 anni) e più anziani (45-55 anni) di entrambi i sessi. This is a cross-sectional study. Questo è uno studio trasversale.

RESULTS: Although all participants presented normal audiometry in frequencies from 250 Hz to 8 kHz, according to clinical parameters, older adults had significantly higher thresholds compared to young adults, according to statistical parameters, with greater significance in higher frequencies (8 to 16 kHz).RISULTATI: Anche se tutti i partecipanti hanno presentato un esame audiometrico normale per le frequenze da 250 Hz a 8 kHz, in base a parametri clinici, gli adulti più anziani hanno soglie molto più elevate rispetto ai giovani adulti, in base a parametri statistici, con maggiore rilevanza per le frequenze più elevate (da 8 a 16 kHz) . Presence or absence of clinical complaints did not distinguish thresholds.

CONCLUSIONS: The process of auditory aging, including loss of sensitivity to higher frequencies, can be detected at earlier ages than those usually investigated.CONCLUSIONI: Il processo di invecchiamento uditivo, incluso la perdita di sensibilità alle frequenze più alte, può essere rilevato in età precoce rispetto alle frequenze solitamente indagate. High frequency audiometry is an important instrument to distinguish auditory sensitivity in young and older adults, even for those considered as audiologically normal. L’audiometria ad alta frequenza è un importante strumento per distinguere la sensibilità uditiva negli adulti giovani e meno giovani, anche per quelli considerati come audiologicamente normali.

RIFERIMENTI

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Audiometria ad alta frequenza: variazioni per età e sesso

1979, vol. 8, n ° 2, pagine 73-80 (doi: 10.3109/01050397909076304)

Dorrit Osterhammel e P. Osterhammel


286 soggetti normali che rappresentano entrambi i sessi e sette gruppi di età da 10 a ≥ 70 anni sono stati testati sia con l’audiometria convenzionale per i toni puri, che con l’ audiometria ad alta frequenza (4-20 kHz) utilizzando un sistema precedentemente descritto in campo libero. I soggetti sono stati selezionati in base a criteri molto severi. I risultati dell’ audiometria convenzionale sono simili ai risultati di altri studi sulla presbiacusia, ma differenza di sesso è stata osservata per i gruppi di età più avanzate, ma solo per le frequenze di 4 e 8 kHz, dove la popolazione maschile ha mostrato una funzionalità uditiva significativamente peggiore. La differenza nello stesso sesso è stato osservato nella audiometria a frequenze acute a 4 e 8 kHz. Dal 10-20 kHz alcuna differenza era presente tra i 2 sessi . Alle alte frequenze vi è una brusca diminuzione della sensibilità già dalla giovinezza. Fino ad ora, non esiste uno standard internazionale per un livello uditivo di zero dB per le frequenze superiori a 8 kHz. Si chiede se una norma generale è utile e che i dati normativi per fasce di età dovrebbe invece essere utilizzato come livello di riferimento.


Studi normativi ed esperienze preliminari sull’Audiometria Ad alta frequenza

1985, vol. 14, n ° 3, Pages 151-158 (doi: 10.3109/01050398509045936)

E. Laukli e IWS Mair

Un nuovo, audiometro commerciale ad alta frequenza, Demlar 20K, è stato utilizzato di routine ,per misurare le soglie uditive tra 8 e 20 kHz in diversi gruppi di pazienti e in una popolazione di controllo nel corso degli ultimi 3 anni. Studi di test-retest hanno dimostrato che questo strumento può essere utilizzato in clinica, con circa lo stesso grado di riproducibilità, come nell’ audiometria convenzionale. Mentre le variazioni ,tra i soggetti sono relativamente grandi, ripetute valutazioni possono essere eseguite, nei singoli casi ,con un accettabile grado di affidabilità. Questa tecnica può essere utile nella differenziazione tra danno da rumore e presbiacusia. L’audiometria ad alta frequenza, pre-e post-operatoria, può risultare di valore, nella valutazione delle tecniche chirurgiche dell’orecchio medio.

Audiometria ad alta frequenza e perdita uditiva causata dal rumore

1979, vol. 8, n ° 2, pagine 85-90 (doi: 10.3109/01050397909076306)

Dorrit Osterhammel

Un gruppo di soggetti di sesso maschile esposti a rumore ,con un audiogramma che è caratteristico per trauma acustico ,sono stati sottoposti ad audiometria ad alta frequenza (HFA) fino a 20 000 HZ. I risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti in un gruppo di persone con udito normale senza storia di esposizione a rumore. E’ stato trovato una funzionalità uditiva conservata per le alte frequenze. Criteri di selezione, molto rigorosi, sono stati applicati in entrambi i gruppi per escludere soggetti con malattie ereditarie e che presentavano una normale funzione dell’orecchio medio. I risultati sono in buon accordo globale ,con gli studi nella letteratura precedente ,con i risultati istologici in animali esposti a rumore ad alta frequenza. Si conclude che 1) HFA non può essere utilizzata come un primo indicatore di effetto traumatico del rumore ad alta intensità; 2) il danno da presbiacusia e rumore possono essere elementi additivi nei gruppi di età più avanzata (sopra 50 anni); 3) i soggetti con ipoacusia per le alte frequenze sono forse ipersensibili verso il rumore eccessivo e che l’HFA può essere utile, nella valutazione di routine audiologica dei lavoratori, prima che questi sono esposti al rumore.

Audiometria ad alta frequenza in bambini in età prescolare

1998, vol. 37, n ° 5, pag. 285-294

Wolfgang Reuter , Uwe Schonfeld , Ulrich Mansmann , Rudi Fischer e Manfred Gross 1

Dal momento che gli auricolari adeguati ed affidabili sono ora disponibili e sono state elaborate le norme, audiometria clinica può essere eseguita anche per le alte frequenze (EHFs). In questo studio, 47 bambini in età prescolare (4-7 anni di età) sono stati esaminati con EHFs (8-16 kHz) utilizzando la nuova cuffia Sennheiser HDA 200. Le soglie uditive corrispondono a quelle di altri studi. Le mediane e quartili sono stati: 10 kHz: 25 (5-35) dB (SPL), 11.2 kHz: 35 (20-40) dB (SPL), 14 kHz 40 (30-50) kHz dB (SPL) e 16: 50 (40-60) dB (SPL). Le soglie uditive potrebbero essere determinate in modo più affidabile nei bambini più grandi (<5 anni) e sono migliori di 5 dB rispetto a quelli più giovani (<5 anni). Soglie nell’intervallo 10-12,5 kHz corrispondono a quelle degli adulti, ma sono più sensibili di 5-12 dB nella gamma 14-16 kHz.

Audiometria Ad alta frequenza sopra 8.000 Hz.

Audiologia. maggio 1976-giugno, 15 (3) :207-14.

Beiter RC , Talley JN .

La sensibilità uditiva umana per le frequenze 8, 10, 12, 16, 18, e 20 kHz è stato esaminata in un gruppo di 41 studentesse universitarie di età compresa tra 19-22 anni. Lo scopo di questo studio è stato duplice: determinare la fattibilità di test di alta frequenza utilizzando le procedure di routine impiegate in audiometria clinica e raccogliere i dati normativi che utilizzano questa procedura su una popolazione di giovani adulti. E’ stata impiegata una procedura Hughson Westlake modificata e le soglie sono state ottenute in ogni soggetto per entrambe le orecchie . È stato osservato che solo il 52% dei soggetti testati sono in grado di riconoscere le frequenze di 20 kHz. L’analisi statistica non ha evidenziato differenze significative tra la soglia a destra o a sinistra, per tutti i soggetti e per qualsiasi frequenza. L’approccio descritto nel presente studio fornisce soglie affidabili ed è stato trovato che è clinicamente fattibile. I confronti sono stati fatti con studi simili precedenti ed i risultati di questo studio sono risultati in generale in accordo globale, con i precedenti.

Rumore Salute. 2011 Nov-Dec; 13 (55) :402-6. doi: 10.4103/1463-1741.90295.

Audiometria ad alta frequenza: uno strumento per la diagnosi precoce della perdita dell’udito causata da rumore.

Noise Health. 2011 Nov-Dec;13(55):402-6.

Mehrparvar AH , Mirmohammadi SJ , Ghoreyshi A , Mollasadeghi A , Loukzadeh Z .

La perdita dell’udito causata da rumore (Questa patologia), è una malattia irreversibile ed è un problema comune negli ambienti industriali. La diagnosi precoce di questa patologia può aiutare a prevenire la progressione della perdita uditiva , soprattutto per le frequenze della voce. Per la diagnosi precoce di questa patologia, viene eseguita l’audiometria di routine perle frequenze convenzionali. Abbiamo progettato questo studio per confrontare l’effetto di rumore con l’audiometria ad alta frequenza (HFA) e l’audiometria convenzionale. In uno studio di coorte storica, abbiamo confrontato la soglia uditiva e la prevalenza di perdita uditiva sulle frequenze convenzionali e sulle alta frequenze tra i lavoratori tessili divisi in due gruppi: con e senza esposizione al rumore superiore a 85 dB. La più alta perdita uditiva è stata osservata a 4000 Hz, 6000 Hz e 16000 Hz nell’ audiometria convenzionale e nell’audiometria ad alte frequenze, rispettivamente. La soglia uditiva è stata significativamente superiore a 16000 Hz rispetto al 4000. La perdita dell’udito è più comune nella HFA rispetto all’ audiometria convenzionale. La HFA è più sensibile per rilevare questa patologia rispetto all’ audiometria convenzionale. Può essere utile per la diagnosi precoce di orecchi sensibili al rumore, e quindi prevenire la perdita dell’udito a frequenze inferiori specialmente per le frequenze vocali.

Soglie uditive ad alta frequenza (10-18 kHz): affidabilità, e gli effetti di età e di esposizione al rumore nell’ambiente di lavoro.

Occup Med (Lond). 2001 Jun;51(4):245-58.

Ahmed HO , Dennis JH , Badran O , Ismail M , Ballal SG , Ashoor A , Jerwood D .

L’obiettivo è stato quello di indagare l’affidabilità e gli effetti dell’ età e del rumore sulle soglie uditive ad alta frequenza. Un studio trasversale è stato utilizzato coinvolgendo 187 soggetti esposti e 52 non esposti a rumore industriale scelti a caso, rispettivamente da soggetti esposti al rumore e non esposti a rumore industriali,. Ogni soggetto è stato testato sia con frequenza tradizionale- (0,25-8 kHz) ed audiometria ad alta frequenza (10-18 kHz).I risultati dei test-retest hanno dimostrato che L’audiometria (HFA) ad alta frequenza è affidabile quanto la procedura convenzionale. Sebbene la variabilità inter-soggetto era grande, la variazione l’intraindividuale era piccola, indicando che l’HFA può essere utilizzata in modo più affidabile, rispetto alla procedura convenzionale, per monitorare singoli casi nel tempo. Sia la soglia dell’udito alle alte frequenze e il limite di frequenza superiore era deteriorata in funzione dell’età . I soggetti esposti avevano soglie uditive significativamente più elevate rispetto ai soggetti non esposti a tutte le alte frequenze testate, la differenza tra i due gruppi erano maggiori sopra i 14 kHz. L’analisi multivariata ha indicato che l’età era il predittore primario e l’esposizione al rumore il fattore predittivo secondario della soglia audiometrica in un campo ad alta frequenza (10-18 kHz). In contrasto, l’analisi multivariata indicava al contrario l’esposizione al rumore come predittore primario, quindi l’età per la gamma di frequenze convenzionali (0,25-8 kHz). I risultati di questo studio suggeriscono che HFA potrebbe essere utilizzato come un indicatore precoce per perdita dell’udito causata dal trauma acustico , rispetto ad una audiometria convenzionale (4 kHz), in particolare per i gruppi più giovani.

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Audiometria ad alta frequenza in soggetti esposti al rumore sul lavoro.

B-ENT. 2008;4(3):147-55.

Korres GS , Balatsouras DG , Tzagaroulakis A , Kandiloros D , E Ferekidis .

OBIETTIVI:

Lo scopo di questo studio era di valutare sentire in una popolazione di lavoratori dell’industria esposti al rumore sul lavoro utilizzando sia convenzionale ed esteso audiometria ad alta frequenza (EHF), e per confrontare i nostri risultati con i risultati di un gruppo di controllo.

METODI:

Un totale di 139 lavoratori dell’industria esposti al rumore sono stati esaminati per un periodo di due anni e 32 soggetti sani sono stati utilizzati come controlli. E’ stata eseguita l’audiometria convenzionale nel campo delle frequenza da 0,25-8 kHz e l’audiometria EHF nella gamma delle frequenze 9-20 kHz

RISULTATI:

Le soglie del gruppo esposto a rumore erano superiori al gruppo di controllo sia per l’audiometria standard ,che per le alte frequenze , ma vi era maggiore variabilità nel EHF. Differenze maggiori sono stati trovati nella regione 4,000-18,000 Hz, ed in particolare nella zona di frequenza 12,500-18,000. Una correlazione statisticamente significativa tra l’elevazione delle soglie Puretone e il tempo di esposizione è stato trovato su tutte le frequenze (da 250 a 20.000 Hz), con l’eccezione di 10.000 Hz..

CONCLUSIONI:

Audiometria EHF è un utile complemento per l’audiometria convenzionale nella valutazione audiologica dei soggetti esposti al rumore sul lavoro. Questo test si comporta bene nella gamma di frequenze 12,500-18,000 Hz, ma vi è una maggiore variabilità nei risultati rispetto all’audiometria convenzionale